Infrastrutture contro isolamento: il 30 gennaio 2017 il primo convegno a Terrazza Colombo

 

 

 

 

 

 

Il collegamento tra Genova e Roma via Firenze in meno di 4 ore è finalmente reraltà. Il servizio è stato inaugurato il 24 gennaio e festeggiato con una cena con i principali rappresentanti del mondo economico della città organizzata da Regione Liguria a Terrazza Colombo.

Nella stessa location, lunedì 30 gennaio, si inaugura un ciclo di convegni su come superare l’isolamento in cui versa la Liguria, organizzati dalla Camera di Commercio di Genova. Il primo verterà proprio sul tema del nuovo Frecciargento, chiamato a superare un periodo di prova di sei mesi previsto da Trenitalia, nel quale “imprenditori, professionisti, politici, lavoratori, studenti, turisti e tutti quelli che gravitano abitualmente dalla Liguria verso Firenze e Roma sono chiamati a dimostrare in questi sei mesi che la domanda c’è, e si fa sentire.”, come recita il programma del convegno.

Tra i relatori, Paolo Odone, Paolo Comanducci, Beppe Costa, Marco Bucci, Patrizia De Luise, Giovanni Toti, Maurizio Rossi, Carla Sibilla, Alessandro Cavo, Luca Borzani, Giulio Schenone. Per Trenitalia parteciperà Alessandra Bucci, Direttore Commerciale Divisione Passeggeri Long Haul. Infine, Roberto Cingolani interverrà con un contributo videoregistrato.

Il convegno sarà trasmesso in diretta streaming su Primocanale.it e sarà memorizzato anche sul sito Terrazzacolombo.it.

La round table inoltre andrà in onda in tv su Primocanale (ch.10) alle ore 13.00 / 20.00 / 23:00, e su Primocanale Tg24 (ch.11) alle ore 14.00 / 21.00 / 24.00.

L’intero convegno sarà memorizzato su Primocanale.it e Terrazzacolombo.it.

Guarda l’intervento di Maurizio Rossi.

Guarda tutti gli interventi e la registrazione integrale del convegno.

Legge elettorale, allacciate le cinture: ora si balla davvero! – di Maurizio Rossi

 

 

 

 

 

Quello che colpisce dopo la sentenza della Corte Costituzionale è che diventa possibile votare con due sistemi elettorali diversi tra Camera e Senato. A Palazzo Madama la frase più efficace scappa a un senatore di lungo corso del Pd: “Allacciate le cinture di sicurezza, da ora si balla e forte”.

E scoppia il panico tra i senatori che improvvisamente si rendono conto che al Senato il sistema porta a preferenze uniche e collegi regionali, mentre alla Camera i collegi sarebbero 100. “Come si fa a fare una campagna regionale e a raccogliere preferenze su 10 milioni di abitanti in Lombardia o dalla Spezia a Ventimiglia in Liguria?”, sbotta un leghista doc parlando a ruota libera.

È panico tra i professionisti della politica, ma anche tra coloro che di preferenze non ne hanno mai prese o che militano in partiti che non si sono mai presentati alle elezioni. E c’è già chi pensa a modifiche veloci tramite passaggi parlamentari, per arrivare almeno a 50 collegi senatoriali. Ora si balla davvero qui a Palazzo Madama e speriamo che non balli ancor di più il Paese.

Rossi in Vigilanza Rai: Piano news un esercizio, manca Convenzione

 

 

 

 

 

In occasione dell’audizione del Presidente, Direttore generale e CDA Rai in Commissione di Vigilanza sul nuovo piano delle news, il senatore Maurizio Rossi è intervenuto per esprimere molte perplessità.

Leggi l’articolo del Sole24ore che riprende le dichiarazioni del sen Rossi.

Guarda il video dell’intervento

Leggi la trascrizione

INTERVENTO DEL SENATORE MAURIZIO ROSSI IN COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI IL 25 GENNAIO 2017 IN OCCASIONE DELL’AUDIZIONE DEL PRESIDENTE DELLA RAI MONICA MAGGIONI, DEL DIRETTORE GENERALE ANTONIO CAMPO DALL’ORTO E DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA RAI

Direttore, intanto vorrei evidenziare che quando lei ha parlato di come fare una media media company ha fatto vedere un elenco di emittenti che avete analizzato per capire come andrebbe strutturata. Ho notato che delle circa 10 media company, solo una è di servizio pubblico, mentre le altre sono emittenti che non ricevono alcun canone o abbonamento. L’unica di servizio pubblico è BBC, e non è un caso.

Vorrei dare delle indicazioni di quello che succede in altri paesi, senza polemica, ma secondo me c’è un forte rischio di incorrere in un’infrazione comunitaria per concorrenza sleale.

Nel sistema tedesco, ad esempio, il servizio pubblico televisivo non entra nel sistema web, Internet, social, per un’espressa posizione presa da tutti gli operatori del paese, che sostengono che l’utilizzo di denaro pubblico sulle piattaforme web, con l’investimento di decine o centinaia di milioni di euro, da una parte toglie dei click agli altri operatori, che su quei click ci vivono. Dall’altra parte, se il soggetto inserisse  anche della pubblicità, lederebbe gravemente la concorrenza sul mercato. Questo è un punto che voi date per scontato, ma io non mi meraviglierei se poi i soggetti nazionali dovessero a un certo punto intentare delle azioni per concorrenza sleale contro gli aiuti di Stato in sede nazionale ed europea.

Il punto che io sostengo è che ad oggi quello che presentate  è uno splendido esercizio, ma noi siamo l’unico paese d’Europa nella storia che sta andando avanti in un regime di proroga di una concessione, situazione considerata al limite del legittimo; secondo alcuni avvocati che ho interpellato addirittura non sarebbe legittima.

La proroga della convenzione non è certo una colpa che faccio alla Rai, è colpa certamente del Governo. Doveva essere rinnovata, ricordiamolo, entro il 6 maggio dello scorso anno.

In mancanza della concessione è da vedere se effettivamente oggi la Rai possa proseguire con il servizio pubblico. Sinché nessuno impugnera’ la proroga  in Europa, potrete andare avanti, ma se qualcuno la impugnasse, la legittimità in questo momento da parte della Rai di esercitare servizio pubblico sarebbe messa in discussione.

Non solo, questa è una posizione per cui non esiste un precedente in Europa per il sistema di servizio pubblico televisivo ma in altri casi la proroga di servizio pubblico è stata considerata assolutamente illegittima se non passa da gara.

Fui proprio io, al convegno di Gasparri, prima del 6 maggio dello scorso anno, a dire che l’unica soluzione sarebbe stata una proroga, almeno fino a dicembre: immaginavo che i tempi sarebbero stati lunghi. Oggi siamo veramente fuori da ogni immaginazione.

Ma il punto più grave è che voi avete fatto un esercizio, ma state lavorando al buio. E se la convenzione, che dovrebbe essere presentata a questa Commissione di Vigilanza da ormai molto tempo, dovesse dire delle cose completamente diverse dal piano che oggi presentate? Io ho posto questa domanda al sottosegretario Giacomelli quando è venuto in audizione. Ad esempio: quanti canali ci saranno? Tre? Cinque? Giacomelli ha detto che forse i canali sono troppi. O magari non si potrà operare sulla parte web per non incorrere in problemi di concorrenza sleale o di vantaggio competitivo della Rai nei confronti degli altri siti privati.

Oppure, invece, voi state scrivendo quella che dovrà essere la convenzione? Questo non mi piacerebbe, perché non penso che il vostro esercizio debba essere un’indicazione al Governo di quello che poi dovrà essere scritto nella convenzione.

Ricordiamoci che cos’è la convenzione. La convenzione è quell’atto che deve scrivere il Ministero, che deve contenere la mission che avrà la Rai nei prossimi 10 anni. Se ci sarà la pubblicità, se non ci sarà la pubblicità, quanti canali, che cosa deve essere considerato il servizio pubblico e cosa non è considerabile servizio pubblico.

Ricordo che, sempre a livello comunitario, quando si sceglie per legge di affidare a un unico soggetto l’erogazione di un servizio pubblico, senza gara, deve essere data ampia motivazione delle ragioni per cui quel soggetto è l’unico in grado di svolgere quel determinato servizio pubblico. Questo, nella legge, non c’è. Non è stato ampiamente motivato: è stato solo scritto che è la Rai.

Questo è illegittimo, e quindi consiglio, con spirito di collaborazione, di inserire per quale motivazione la Rai è l’unico soggetto in grado di svolgere il servizio pubblico. 

Finisco dicendo una cosa sul concetto di servizio pubblico: dai dati di ascolto di ieri emerge che Agorà ha battuto Floris: 5,9% di Agorà contro 5,6% di Floris. C’è un dato che non viene detto: quanto è costato Agorà ai cittadini, e quanto è costato Floris.

Audizione Ferrovie dello Stato, le domande del sen. Maurizio Rossi e le risposte dell’AD di Ferrovie Renato Mazzoncini

 

 

 

 

 

 

Il 24 gennaio 2017, il giorno stesso del viaggio inaugurale del nuovo collegamento ferroviario Genova Roma, si è tenuta in Commissione Ottava del Senato l’audizione dell’Ad di Ferrovie dello Stato Renato Mazzoncini.

Guarda il video con le domande del sen. Maurizio Rossi all’Amministratore delegato di Ferrovie dello Stato italiane S.p.A. Renato Mazzoncini e le relative risposte.

Il sen. Maurizio Rossi ha proposto a Mazzoncini di inserire il collegamento Genova Roma nel contratto di servizio, eliminando quindi il rischio che, trattandosi di un treno “a mercato”, il servizio venga sospeso dopo il periodo di sperimentazione per insufficiente utilizzo. Rossi ha fatto riferimento al sistema inglese, in cui “chi prende la concessione per una linea importante paga allo Stato un importo destinato a coprire le tratte a minor riempimento”. “Non si può spaccare l’Italia in due” – ha aggiunto Rossi – “tra chi ha l’alta velocità e chi non ce l’ha. Non si può pensare che una delle città metropolitane d’Italia debba vivere nello stress se il treno che la collega alla capitale raggiungerà o meno una certa capacità, questo è uccidere un territorio”.

Nell’ambito del piano industriale di Ferrovie, Rossi ha inoltre sollevato il tema degli investimenti per i collegamenti da e per le banchine portuali, citando ad esempio come un porto importante come quello di Voltri aspetti da anni il raddoppio del binario. “Il porto di Genova, primo porto d’Italia, ha bisogno dell’arrivo dei binari in banchina” – ha affermato – “anche per diminuire il traffico merci su strada nel delicato rapporto tra città e porto.” Rossi ha inoltre citato l’insufficienza degli incentivi al trasporto ferroviario in Italia.

Infine, ha segnalato l’urgenza del Terzo Valico o almeno di collegamenti con l’Alta Velocità.

 

 

 

Interrogazione al Ministro dei Trasporti sul regolamento di attuazione della legge 84/94

 

 

 

 

 

Scarica l’interrogazione in pdf

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Premesso che:

– la legge 28 gennaio 1994, n. 84, recante Riordino della legislazione in materia portuale, prevedeva la emanazione di un regolamento di attuazione della stessa legge. Tali strumenti legislativi si rendevano necessari anche perché i vari presidenti delle allora Autorità Portuali usavano comportamenti diversi, gli uni dagli altri, relativamente alle assegnazioni delle concessioni portuali;

– il 5 agosto 2015, in occasione dei lavori in Commissione ottava del Senato sul “piano porti”, presente il sottosegretario De Caro, lo scrivente denunciò una vera e propria corsa a rinnovi e proroghe di concessioni portuali da parte di alcuni terminalisti. Una situazione che vedeva richieste di proroghe di concessioni non ancora scadute con rinnovi lunghissimi, presidenti delle Autorità Portuali prossimi alla cessazione del mandato e l’attesa della nuova normativa sulla materia, così come allora annunciato dal MIT. Tutto ciò perché i terminalisti, pur avendo scadenze nel 2020 e oltre, tentarono di scongiurare i, per loro, temuti effetti dell’annunciata imminente pubblicazione del regolamento sulle concessioni, attesa dal Ministero dei Trasporti ormai da 23 anni, che dovrebbe inserire criteri più stringenti, impegni precisi di investimenti, cronoprogramma degli stessi, fidejussioni, impegni occupazionali e di traffici commerciali;

– a seguito delle tante polemiche, scaturite nei successivi mesi di agosto e settembre, delle associazioni di categoria interessate e dei terminalisti coinvolti, l’allora Presidente della Autorit à Portuale di Genova, addirittura scriveva al Ministro Delrio per chiedere quale comportamento seguire con le istanze di proroga ricevute, ricevendo in risposta indicazioni attendiste in considerazione del regolamento che doveva essere ormai di prossima divulgazione;

– ad oggi il MIT ha predisposto un testo del regolamento di attuazione della L. n. 84/1994 che, come previsto dall’iter legislativo, è stato inviato al MEF per le osservazioni di competenza;

– la mancata emanazione del regolamento, comporta gravi riflessi sull’applicazione delle obbligazioni assunte dai concessionari;

– tale situazione, determinata unicamente dalla lentezza del Ministero, può generare gravi riflessi sul futuro dei terminal e delle città che ospitano i porti;

– allo scrivente risulta che il MEF abbia da tempo terminato i lavori di sua competenza e che abbia già inviato quanto dovuto al MIT che però ancora non ha ancora proceduto ad ultimare il lavoro necessario, accogliendo le eventuali osservazioni del MEF e/o modificando il testo per procedere alla emanazione del tanto atteso regolamento

si chiede di sapere:

– se a distanza di circa 23 anni dalla legge 28 gennaio 1994, n. 84 e di due anni dalle sue dichiarazioni di procedere in tempi brevi all’emanazione del regolamento di attuazione di tale legge, se il Ministro in oggetto non ravvisi la ormai improcrastinabile esigenza di promulgare immediatamente il regolamento stesso;

– se il MIT intenda recepire le osservazioni inviate dal MEF sul regolamento della legge n. 84/1994 e nel caso come intenda procedere;

– quali sono i motivi per i quali il MIT non procede alla emanazione del prescritto regolamento e quali sono state le cause di tale incredibile ritardo che può ancora modificare in modo determinante il futuro assetto del sistema portuale italiano per il rischio di applicare criteri vecchi per il conferimento di concessioni che andranno avanti per i prossimi decenni e che condizioneranno il futuro delle città portuali.

Sen. Maurizio Rossi

Rossi in Commissione Vigilanza Rai in occasione dell’audizione del sottosegretario Giacomelli

 

 

 

 

 

INTERVENTO SEL SENATORE MAURIZIO ROSSI IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI IN OCCASIONE DELL’AUDIZIONE DEL SOTTOSEGRETARIO ALLE COMUNICAZIONI ON. ANTONELLO GIACOMELLI

Guarda il video

TRASCRIZIONE DELL’INTERVENTO

Grazie presidente e grazie al sottosegretario Giacomelli per la sua esposizione
Mi fa piacere vedere che Lei ci dice che sara’ l’ultima proroga anche perché siamo in presenza dell’unico caso nella storia dell’Europa di proroghe di concessioni televisive.
Non è mai successo in nessun altro Stato. Non comprendo come sia possibile, peraltro, fare dei piani di news o industriali senza avere preventivamente la nuova convenzione che deve indicare cosa ci si aspetta dal servizio pubblico per i prossimi 10 anni. Noi, come Vigilanza, dal piano preparato da Gubitosi ad oggi abbiamo visto dei piani di news e industriali ideati in totale mancanza della convenzione che deve proprio disegnare un nuovo futuro del servizio pubblico.
Secondo me è stato veramente tempo perso e buttato via, anche da parte nostra, che ne abbiamo dibattuto diverse volte. Intendo ad esempio che nella nuova convenzione probabilmente dovrà essere spiegato quale dovrà essere il numero dei canali, il numero dei telegiornali, i costi del servizio pubblico, la definizione del servizio pubblico (peraltro c’è stata un’analisi, un sondaggio su quello che dovrebbe essere), il numero di frequenze da utilizzare. Non dimentichiamo che andiamo verso una forte diminuzione (lo dico al sottosegretario che conosce molto bene la materia) del numero di frequenze televisive: ricordiamoci che a livello europeo dovrà essere ridotto di 14 il numero delle frequenze televisive entro il 2020 (l’Italia ha chiesto 2022, unico caso di richiesta di proroga dell’utilizzo della banda 700 cioè 14 frequenze) e ho visto con piacere che il piano che l’Italia, comunque, deve presentare illustrando come intenderà affrontare il problema della diminuzione delle frequenze, dal 2017 passerà al 2018. Però dico al sottosegretario – visto che nel 2018 al massimo si andrà a votare e non sarà possibile tra febbraio e giugno con il nuovo governo definire questo piano, sarebbe opportuno presentarlo entro dicembre 2017, perché altrimenti rischiamo di non rispettare gli impegni verso l’Europa. Esprimo dubbi, signor sottosegretario, sulla legittimità di dare una concessione esclusiva alla Rai senza motivarla. Così dice la normativa comunitaria: se si ritiene che un unico soggetto sia in grado di fornire quel determinato servizio pubblico, è dovere dello Stato che dichiara questa posizione motivarla; ad oggi questo non mi pare sia stato scritto in nessuna legge. Il problema non sorgerà a livello italiano, ma se ci saranno delle denunce di soggetti che si sentono lesi, da questa posizione dello Stato italiano, questo diventerà un problema reale in sede europea, che verrà analizzato dalle competenti commissioni europee.
Penso quindi che sarebbe opportuno motivare, da parte del governo, perché la Rai è considerato l’unico soggetto in Italia in grado di fornire servizio pubblico. Vengo a delle domande precise:
Innanzitutto se questa è davvero l’ultima proroga.
Non ritiene sbagliato aver tentato di fare piani news, da quello Gubitosi all’ultimo proposto e bruciato, e fare dei piani industriali, in mancanza della convenzione e addirittura farle in un regime di proroga della concessione?
Quanti canali e quanti programmi è previsto che debba fare la futura Rai?
3, 5, ho ancora gli attuali 15?
Il DVBT2, Che sarebbe la soluzione se dovessimo avere meno frequenze per garantire comunque il medesimo spazio a tutte le reti che stanno trasmettendo,non può essere pronto sottosegretario in tre o quattro anni e lo sappiamo, Lo dicono i tecnici, lo dicono tutti, quindi arriveremo alla riduzione di 14 frequenze, che vuol dire 70 canali, prima di poter passare al DVBT2. Questo cosa vuol dire? Vuol dire che rai dovrà diminuire il numero di frequenze a sua disposizione, e lo stesso le altre emittenti nazionali, ma non entro nei temi che riguardano altre emittenti?
Il governo intende motivare perché rai è l’unico soggetto in grado di assolvere al ruolo di servizio pubblico, al fine di rientrare nelle norme europee sull’assegnazione del servizio pubblico ad un unico soggetto?
Argomento anche trattato nella convenzione.
Infine mi permetto di fare un’espressione del tutto personale, come tutte quelle che faccio dato che non appartengo a nessun partito, io vorrei spezzare una lancia a favore di Verdelli perché è un grandissimo professionista, una persona che nella vita ha dimostrato una capacità professionale straordinaria. Ritengo che abbia cercato di fare un lavoro innovativo in Rai, ma è stato soffocato , bloccato a dimostrazione che purtroppo la Rai si chiude su se stessa, vuole uno status quo, vuole una difesa delle posizioni e dei partiti, di tutti, oggi probabilmente anche quelle del movimento cinque stelle, quindi devo dire che oggi la spartizione del potere in rai si allarga con un nuovo manuale Cencelli. Io volevo solo ringraziare Verdelli per il tentativo che ha fatto di cambiare la Rai: l’ho apprezzato enormemente, lo apprezzo come persona e come professionista e ritengo che sia del tutto sbagliato tutto quello che viene detto su di lui. Personalmente gli esprimo tutta la mia gratitudine per il tentativo che ha portwto avanti.

Le risposte di Giacomelli in occasione dell’audizione in Commissione di Vigilanza Rai dell’11 gennaio

 

 

 

 

 

 

Guarda il video con le risposte del sottosegretario on. Antonello Giacomelli in occasione dell’audizione presso la commissione di Vigilanza Rai.

L’intervento del sottosegretario Giacomelli in Commissione di Vigilanza Rai dell’11 gennaio 2017

 

 

 

 

 

 

Guarda il video dell’intervento del sottosegretario on. Antonello Giacomelli in occasione dell’audizione presso la Commissione di Vigilanza Rai di mercoledì 11 gennaio 2017.

Intervento di Maurizio Rossi in commissione di vigilanza rai in occasione dell’audizione del direttore rai News Antonio Di Bella

 

 

 

 

 

 

Il 21 dicembre si è tenuta l’audizione del direttore di Rai News Antonio Di Bella. La trascrizione dell’intervento del sen. Maurizio Rossi

 

MAURIZIO ROSSI.

Sono piuttosto preoccupato del fatto che a oggi a questa Commissione non è arrivata la convenzione sulla cui base dovrebbe essere rilasciata la concessione del servizio pubblico, in scadenza il prossimo 30 gennaio. Fui il primo a pensare a una proroga in occasione del convegno organizzato l’anno scorso dal collega Gasparri, perché mi sembrava che i tempi non fossero sufficienti. Abbiamo avuto una prima proroga in ottobre, poi una seconda contenuta nel disegno di legge sull’editoria che arriva al 30 gennaio. Adesso avremmo dovuto ricevere la convenzione, su cui la Commissione ha 30 giorni di tempo per esprimere le proprie valutazioni.

Visto che siamo al 21 dicembre, mi pare matematico che non ci siano i tempi per la trasmissione della convenzione in Commissione, il dibattito, l’espressione delle nostre valutazioni, il ritorno nelle sedi opportune e il rilascio della concessione. Si prefigura quindi una nuova proroga, totalmente in violazione del diritto comunitario. Le proroghe sono una violazione della disciplina comunitaria in materia concessioni. Una è consentita, tanto vero che era stata fatta anche in tempi piuttosto brevi, ma siamo arrivati a una situazione in cui abbiamo oltrepassato ogni limite. Peraltro, non sappiamo che cosa venga proposto, posto che nessuna sa dove sia questa convenzione, nessuno ne ha visto traccia. Propongo semplicemente, presidente, al nostro rientro, magari il 18 gennaio, di convocare, se non è già stato fatto, il sottosegretario o il viceministro competente, per fare chiarezza sulla situazione.

 

Leggi la trascrizione completa dell’audizione di Antonio di Bella.

Guarda il video completo dell’audizione.