SONDAGGIO / Europa, Governo Letta e primarie PD

Indagine quantitativa campionaria condotta dall’Istituto Ixè Srl il 03 e 04 dicembre 2013 con dimensione campionaria di 800 interviste in tutta la Liguria.

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  1. I liguri vogliono rimanere nell’Unione Europea? Credono ancora nell’euro?
  2. Il governo Letta deve restare in carica, o è preferibile andare a elezioni anticipate?
  3. Cosa pensano i liguri delle primarie PD e di Matteo Renzi?

Per una visione globale della ricerca è possibile scaricare l’intero documento contenente il sondaggio.

Vai al commento scritto dal prof. Luca Sabatini per il Secolo XIX.

Leggi il nostro articolo: perché a Liguria Civica interessa il parere dei cittadini? Perché realizza questi sondaggi?

L’Analisi / Il dissolvimento dell’Italia

Articolo a cura di Roberto Orsi (London School of Economics)

Nel giro di 10 anni del nostro Paese non rimarrà più nulla. O quasi. È la conclusione catastrofica cui giunge nella sua analisi il professore Roberto Orsi della London School of Economics and Political Science (LSE). Che cosa ci sta portando alla dissoluzione e all’irrilevanza economica? Una classe politica miope che non sa fare altro che aumentare le tasse in nome della stabilità. Monti ha fatto così. E Letta sta seguendo l’esempio. Il tutto unito a una “terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa”.

Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.

Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente miope dell’IVA (un incredibile 22%!), che deprime ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie. Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l’estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un’economia che ha perso circa l’8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un (forse) +0,3% di aumento annuo “ripresa” è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.

Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori. La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.

L’Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell’UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese . Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli. A un recente evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani.
La scomparsa dell’Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L’Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l’opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.

L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale, perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi – collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio del Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano. L’interventismo del Presidente è particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e del governo Letta, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale. L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi. L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Letta sta seguendo esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia.

In conclusione, la rapidità del declino è davvero mozzafiato. Continuando su questa strada, in meno di una generazione non rimarrà nulla dell’Italia nazione industriale moderna. Entro un altro decennio, o giù di lì, intere regioni, come la Sardegna o Liguria, saranno così demograficamente compromesse che non potranno mai più recuperare. I fondatori dello Stato italiano 152 anni fa avevano combattuto, addirittura fino alla morte, per portare l’Italia a quella posizione centrale di potenza culturale ed economica all’interno del mondo occidentale, che il Paese aveva occupato solo nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento. Quel progetto ora è fallito, insieme con l’idea di avere una qualche ambizione politica significativa e il messianico (inutile) intento universalista di salvare il mondo, anche a spese della propria comunità. A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l’Italia.

Il Secolo XIX: Crisi di fiducia, i leader liguri bocciati: questo il risultato del secondo sondaggio commissionato da Liguria Civica

Sondaggio dell’istituto “IXE” per conto di Liguria Civica. Scajola non arriva nemmeno al 3.

Burlando, Doria e Grillo da 5. Ma il comico è promosso a pieni voti dai suoi elettori.

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Commento al sondaggio “Le opinioni dei Liguri”

L’analisi del secondo sondaggio commissionato da Liguria Civica all’Istituto Ixè, “Le opinioni dei liguri: I giudizi su Sindaci ed esponenti politici“.

Sommario

  1. Introduzione
  2. Analisi dei soggetti politici
  3. Analisi dei sindaci
  4. Conclusioni

Introduzione

Cari cittadini della Liguria,

Desideriamo ricordare a tutti e spiegare il percorso che stiamo portando avanti anche per motivare i sondaggi che stiamo facendo e che faremo nei prossimi mesi. Fino a oggi la politica, specie quella regionale, è stata sempre vissuta dai partiti tradizionali che hanno portato avanti il loro progetto per i loro aderenti e per i loro politici. La situazione della nostra regione, la peggiore di tutto il resto del Centro-Nord Italia, sembra essere un dato inequivocabile che ci obbliga a capire in modo approfondito come deve cambiare la nostra regione e la Regione come istituzione.

Noi stiamo studiando – e vorremmo che tutti insieme potessimo studiare e capire – come cercare di rialzare la testa, come darci un futuro, come darlo ai nostri figli  Senza alcun retaggio, senza alcun conservatorismo, disponibili anche a cambiamenti forti pur di salvarci. Ma per arrivare alle soluzioni dobbiamo capire cosa sta accadendo nel nostro territorio, cosa pensano i liguri, come vedono l’attuale politica, dai partiti ai personaggi primari della scena politica regionale, sia nelle sue espressioni territoriali come i comuni, sia per coloro che hanno o si danno un ruolo nazionale. Per questa ragione il secondo sondaggio è sugli uomini politici. Riteniamo che in Liguria i protagonisti di interesse nazionale – perché hanno ricoperto cariche o perché sono interpreti primari oggi della scena politica – siano Beppe Grillo, Claudio Burlando e Claudio Scajola che in questo periodo si è riproposto come leader di Forza Italia schierandosi apertamente con Silvio Berlusconi.

I dati che andrete a leggere sono molto interessanti. Al di là dei valori assoluti con votazioni da 0 a 10, come  a scuola, potrete leggere come gli stessi politici vengono considerati dai diversi schieramenti politici, dal loro elettorato di riferimento e dagli altri, con una grossa influenza del voto di astenuti e indecisi. Ricordiamo a proposito che la somma tra astenuti e indecisi è del 46.6%, quasi la meta dei liguri. La prima parte del sondaggio ha voluto analizzare il pensiero sui politici liguri di interesse nazionale che abbiamo individuato in Beppe Grillo, Claudio Burlando e Claudio Scajola. I dati di questi tre personaggi sono stati rilevati sull’intero territorio ligure, da Sarzana a Ventimiglia, mentre il successivo sondaggio sul voto ai sindaci è stato rilevato ovviamente solo nel loro collegio di competenza istituzionale.

Analisi dei soggetti politici

Claudio Burlando

I liguri pensano di lui esattamente al 50% un parere positivo e al 50% negativo. Il voto medio è di 5.4 con un voto massimo del suo schieramento di riferimento, il PD, con il 6.7% e il dato minimo molto simile dal 4.8 del M5S al 4.9 sia degli elettori di Forza Italia che degli astenuti.

Beppe Grillo

Il 54% dei liguri esprime parere negativo e il 46% positivo. Ma Grillo ha uno straordinario apprezzamento dai suoi elettori arrivando al voto massimo tra tutti i soggetti politici con un 8 in pagella. Dagli astenuti quasi  identico voto che a Burlando, 4.8, dal Pd 5.1 e da FI addirittura il 4.9.

Claudio Scajola

E’ in assoluto il meno gradito da tutti i cittadini liguri. Solo il 22% esprime una sufficienza e quindi un voto positivo mentre il 78% esprime giudizio negativo. Scajola ha il voto medio inferiore di tutti con un 2.8, ha anche il voto minimo tra tutti i soggetti messi a confronto con 2.1 dal M5s e il 2.3 dal Pd ma anche il 3.2 dagli astenuti. Prende anche il voto inferiore dai suoi diretti elettori di riferimento, Forza Italia con un 4.9

Analisi dei sindaci

Dei cinque primi cittadini che abbiamo preso in considerazione in Liguria solo uno è di una città che andrà al voto in primavera, Maurizio Zoccarato di Sanremo.

Maurizio Zoccarato – Sanremo

E’ stato eletto con il Pdl, uno dei prediletti da Scajola che però da tempo non dimostra di capire come ricandidarsi: se con Forza Italia e con riferimento politico imperiese e ligure Scajola, se col neonato Nuovo Centrodestra di  Alfano oppure con una lista civica autonoma. Il fatto che sia stato sponsor dell’evento attraverso il Casino di Sanremo del Giornale e della società di Daniela Santanché in autunno con ospiti tutti legati ai cosiddetti “falchi” farebbe propendere  per una sua predilezione per il binomio  Berlusconi/Scajola e quindi renderebbe probabile una candidatura alle nuove elezioni amministrative di Sanremo con Forza Italia. Ma è probabile che Zoccarato stia facendo bene i suoi calcoli e ci si può aspettare anche qualche colpo di scena mollando magari all’ultimo i vecchi compagni di partito per propendere verso soluzioni civiche e indipendenti. Il suo dato tuttavia sembra molto negativo con un voto medio di 4.9 e la sua corsa alla riconferma a oggi  pare  molto in salita: solo il 39% è positivo mentre il 61% e negativo. Il voto medio 4.9  raggiunge il 6.0 solo dal suo partito di riferimento.

Marco Doria – Genova

Va precisato che il sondaggio è stato realizzato nel primo giorno di sciopero di Amt e quindi non può essere considerata alcuna influenza sul dato generale. Doria ha un risultato praticamente in equilibrio con il 49% di positivi e il 51% negativi. Il voto medio è 5.1 non certo positivo tra i sindaci, ma già meglio di Zoccarato a Sanremo.

Massimo Federici – La Spezia

Ha un buon risultato con il 54% di cittadini positivi e il 46% negativi sul operato. Il voto medio è 5.7. I suoi elettori di riferimento gli danno una sufficienza con 6.3 e gli altri schieramenti si dividono tra un 4.7% del M5S e un 5.9 di FI.

Passiamo ora agli  unici due politici liguri tra tutti quelli valutati da questa indagine che hanno ottenuto la sufficienza dai cittadini liguri.

Federico Berruti – Savona

Il 58% dei savonesi esprime un parere positivo e il 42% negativo. Il voto medio è 6.0, ma ben ripartito su tutte le forze politiche con particolare attenzione positiva da parte degli astenuti. Prende il secondo voto migliore dal partito di riferimento, il Pd con 6.6 solo di uno 0.1 inferiore a Claudio Burlando ma supera il governatore nel voto complessivo con un 6.0 contro il 5.4 del presidente della Regione.

Claudio Capacci – Imperia (leader)

E’ il dato migliore tra tutti i soggetti analizzati: voto medio 6.2. Il 60 % dei suoi cittadini sono positivi sul suo operato. Dimostra di essere un candidato indipendente prendendo un foto molto simile tra tutte le forze politiche e anche tra gli astenuti: 6.4 dal Pd, 5.5 da Fi a Imperia proprio in mano a Scajola, 5.7 dal M5S e la sufficienza con 6.0 dagli astenuti. Va detto che è stato appena eletto (primavera 2013) ed è un sindaco indipendente candidatosi con una lista civica: Imperia Cambia.

Conclusioni

Liguria Civica continua nella sua analisi, nella ricerca di conoscenza del pensiero dei cittadini. Vogliamo capire e vogliamo studiare per fare proposte concrete, forti, innovative che possano cercare come salvare la Liguria e in particolare i suoi abitanti. Attendiamo commenti e suggerimenti di tutti coloro che – fuori da schemi e da partiti tradizionali – vogliono dare il loro contributo per costruire un progetto, una proposta di programma, per attuare la spending review in Liguria, per trovare un equilibrio economico e promuovere al meglio le nuove mission della nostra regione.

I giudizi su Sindaci ed esponenti politici

Indagine quantitativa campionaria condotta dall’Istituto Ixè Srl il 18 e 19 novembre 2013 con dimensione campionaria di 800 interviste in tutta la Liguria.

Sommario

  1. Interattivo – esplora il sondaggio
  2. Il commento
  3. Metodologia
  4. Allegati – scarica l’indagine

Interattivo

In caso non riuscissi a visionare l’indagine puoi scaricarla in formato pdf cliccando qui

Il commento

Sono i liguri ad essere di manica stretta o è la politica, in fondo, a non lasciare spazio alla soddisfazione?

A questo proposito, abbiamo chiesto loro di giudicare politici nazionali, regionali e locali con risultati che non lasciano grande spazio a interpretazioni sebbene si ritrovi, anche in questo caso, una forte dinamica di partisanship, all’interno della quale, il “nemico politico” viene penalizzato nel giudizio solo per il fatto di essere tale e questo, indubbiamente, mette in evidenza lo stato di difficoltà in cui versa, attualmente, la politica in Italia.

Se poi continuiamo a scorrere i risultati del sondaggio, possiamo osservare come lo spaccato che emerge indichi quanto sia importante la prossimità territoriale nel giudizio degli elettori. A grandi linee, infatti, il dato che emerge con maggiore forza riguarda proprio il giudizio espresso nei confronti dei Sindaci delle diverse città che, mediamente, tende ad essere meno “definitivo” rispetto a quello dei politici nazionali.

Tra i Sindaci, poi, si possono rilevare differenze, anche significative, nel voto espresso. Così Capacci (6,2), Berruti (6,0) e Federici (5,7) vengono promossi dai concittadini, mentre Doria (5,1) e Zoccarato (4,9), in questo momento, vivono un momento meno roseo, nel quale spicca il minore supporto riservatogli dall’elettorato di riferimento.

In questo scenario, poi, i livelli territoriali “superiori” mettono in evidenza una maggiore quota di giudizi più propriamente politici e politicamente polarizzati.

Tra i tre nomi inseriti nel questionario, il miglior piazzamento è quello del leader del Movimento 5 Stelle che ottiene, mediamente, il 5,6 (che sale a 8,0 tra gli elettori del Movimento), seguito dal Presidente della Regione Liguria con il 5,4 (6,7 tra gli elettori del PD) e, infine, dall’ex ministro Scajola che, con il 2,8, viene certamente penalizzato dagli elettori dei principali concorrenti ma risulta essere, anche, poco supportato dai propri.

Metodologia

  • Committente: Liguria Civica
  • Soggetto realizzatore: Ixè Srl
  • Metodologia: indagine quantitativa campionaria
  • Metodo di raccolta dati: telefonica
  • Universo: popolazione maggiorenne
  • Dimensione campionaria: 800 interviste
  • Errore campionario: +/- 3,47%
  • Periodo di rilevazione: 18/19 novembre 2013

Allegati

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