Comunali 2016, l’analisi del voto – di Maurizio Rossi

martedì, 07 giugno 2016 | 0 commenti

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L’analisi del voto: i candidati di Savona

Desidero iniziare l’analisi del voto di queste elezioni comunali con i candidati di Savona. Come ho già avuto modo di dire, li considero tre ottimi candidati, e segnalo alcune importanti differenze: le due signore, Cristina Battaglia e Ilaria Caprioglio, sono due professioniste, non della politica ma del mondo del lavoro. Diaspro ha fatto una campagna molto forte, è stato appoggiato anche da Melis, si è schierato contro l’operazione bitume a Savona, ma secondo me ha pagato il fatto di essere un Cinque Stelle della prima ora, un po’ un “radicale”, non appartiene – come invece Alice Salvatore – alla seconda generazione dei Cinque Stelle, e ritengo abbia pagato questa sua “radicalità”. La prima generazione dei grillini ormai è superata: anche loro si devono evolvere. In Senato si vede una evoluzione in tal senso, un adeguamento a una politica più reale, pur restando sempre da soli hanno adottato una posizione più moderna rispetto al passato.

Savona: il confronto con il passato

Il dato molto importante trovo che derivi dal confronto con il passato. Se prendiamo le elezioni comunali del 2011 di Savona, dove Berruti vinse con il 57,99% dei voti al primo turno, significa che il Pd ha perso il 26% su Savona, nonostante non ci sia stata una “spaccatura” come avvenuto ad esempio a Genova. Per quanto riguarda il dato del centro destra, osserviamo come Marson nel 2011 prese il 26,18% mentre in questa tornata elettorale la Caprioglio adesso ha preso il 26,61. Possiamo dire che il centro destra è rimasto sulle sue posizioni, anche per la bravura di Toti di tenerlo unito. Ricordo però che Toti alle regionali su Savona ha preso il 39,78%, sfiorando quindi il 40%, mentre la Caprioglio, come detto, ha preso il 26,61%, quindi anche il centro destra ha comunque perso il 14% su questa tornata elettorale.

Il calo dell’affluenza voluto da Renzi?

Non possiamo stupirci del calo dell’affluenza ai seggi. Io sono una persona indipendente, che fa un’analisi imparziale, senza predilezione per il centro destra o per il centro sinistra. Il Presidente del Consiglio e tutto il Pd hanno fatto un mese di comunicazione contro le elezioni, contro il Referendum sulle piattaforme petrolifere, dicendo espressamente agli elettori “Non andate a votare”: questo è il risultato. Renzi ha una strategia di comunicazione straordinaria, ha degli uomini che si occupano di comunicazione veramente bravi. Cosa hanno pensato? Siccome le elezioni amministrative per noi andranno molto male e saranno problematiche (ed è infatti quello che si è verificato), sovrapponiamoci il tema del Referendum, e cerchiamo di far capire agli italiani che quello che conta è il Referendum di ottobre. Anche adesso dicono “Bisogna andare a votare al Referendum”, e non alle elezioni amministrative. Ulteriore conferma è stata la battaglia sulle modalità di voto in due giorni o in un giorno solo.

Una lezione per il Pd e per il centro destra

Renzi tenta di smarcarsi ma non ci riuscirà. Questa è una lezione devastante, sia per il partito democratico sia per il centro destra. Per questi ultimi, il “modello Toti” può anche aver dimostrato di funzionare, però è inviso a Berlusconi e le motivazioni sono molte. Sul perché ci sia stato l’appoggio a Marchini su Roma ci sono molte posizioni diverse, compresa quella che Berlusconi abbia lavorato per Renzi, che sia stata una strategia apposita per spaccare il centro destra, anche perché il PD non poteva accettare di non arrivare neanche al ballottaggio, seppure sia uscito comunque massacrato dal Movimento 5 Stelle. Marchini ha rovinato la propria immagine di candidato di una lista civica, con i manifesti giganti che recavano la scritta “liberi dai partiti”, perché improvvisamente si è trovato accanto Berlusconi, Alemanno, Fini, ossia tutto il vecchio dei partiti. Ha fatto un’operazione suicida per la sua immagine e ha preso gli stessi voti della volta precedente. Berlusconi ha perso nei confronti della Meloni in modo evidente, ma nello stesso tempo fa un grandissimo favore a Renzi. Il PD ha preso una bastonata violentissima, ma bastava girare per Roma per rendersi conto che la gente diceva “Sono tutti uguali, centro destra e centro sinistra sono stati collusi con la mafia romana”. Marino ha fatto diversi errori e secondo molti non era in grado di fare il sindaco, ma i romani se la sono presa soprattutto con i partiti, considerati collusi con il sistema della corruzione romana. Ed è per questo che il Movimento 5 Stelle ha vinto già questa prima fase e molto probabilmente vincerà anche al secondo turno.

Aspettiamoci alleanze contro il M5S

Aspettiamoci una grande battaglia contro i Cinque Stelle in tutta Italia, perché il sistema dei partiti, il consociativismo, la difesa degli affari sicuramente faranno sì che i partiti di destra e di sinistra si alleino per combattere i Cinque Stelle. Non si escludono nemmeno scambi di voti tra il PD e il centro destra. Il PD certamente perderà voti, e ha un grande timore in particolare su Torino. Torino diventa una città chiave, perché Fassino avrebbe dovuto vincere a mani basse, e invece, anche a causa delle spaccature all’interno del PD, non solo andrà al ballottaggio, ma è arrivato secondo dopo la candidata del M5S. La sinistra che non vede di buon grado Renzi potrebbe non andare a votare per il PD al ballottaggio e questo potrebbe succedere anche da altre parti.

La bassa affluenza di Savona

Anche la bassa affluenza alle urne può essere legata a quella parte del partito democratico più di sinistra che non è andato a votare i candidati renziani. In Liguria, dove l’affluenza è stata particolarmente bassa, alcuni elettori del centro sinistra potrebbero non aver gradito Cristina Battaglia in quanto candidata renziana, di Burlando e della Paita. Personalmente la ritengo un’ottima candidata, una grande professionista, ha lavorato bene in Regione per i fondi europei, tanto che l’assessore Rixi era dispiaciuto di questa candidatura poiché riconosceva il suo valore professionale. Magari ce ne fossero, di candidati così, anche a Genova l’anno prossimo.

L’8,6% per Daniela Pongiglione

L’8,6% di un candidato minore è un dato interessante. Occorre tenere conto che nel 2011 la Pongiglione aveva preso il 3,85%. Ha raddoppiato i suoi voti, è una candidata sentita dai cittadini. Non conosco bene le sue battaglie ma deve aver lavorato bene, deve essere stata apprezzata dai cittadini savonesi. Potrà essere importante al ballottaggio e durante la prossima amministrazione.

I dati nazionali e le prossime elezioni amministrative a Genova

Ho visto i dati nazionali. A Milano i candidati si sono molto avvicinati e questo dato dovrebbe fare molto riflettere indubbiamente tutti i partiti. Dopo il Referendum sarà opportuna una riflessione sul futuro per le elezioni dell’anno prossimo a Genova e capire quali potranno essere i candidati che potrebbero giocarsi una partita sul capoluogo ligure. Già da oggi sarà molto divertente vedere le “guerre” che ci saranno in Senato. Si parla di possibili rotture molto forti anche per Forza Italia. Spero che ciò non abbia conseguenze nella nostra regione.

Spaccature nel centro destra?

Trovo legittima la posizione di Rixi, scandalizzato per le posizione del Nuovo Centro Destra. Un partito non può avere in ogni Comune alleanze diverse, e trovarsi in Liguria a fianco di Toti mentre a Roma è accanto a Renzi.
Toti ha detto: Non si può essere di governo e di opposizione nello stesso tempo. Capisco cosa vuol dire Toti. Ma il governatore della Liguria è in un momento particolare, di forte difficoltà o di forte ascesa. E’ un momento di forte difficoltà all’interno del suo partito, in una posizione nettamente contraria alle posizioni di Berlusconi, e Berlusconi lo sa bene. Potrebbe però essere in forte ascesa perché si sa quanto ambisca a un ruolo nazionale e per questo si è schierato a fianco alla Lega per lasciare a casa piccole realtà, come ad esempio il Nuovo Centro Destra; vuole creare un asse forte con Salvini.

Perché il M5S non sfonda a Milano?

In alcune città come Milano il Movimento Cinque Stelle non riesce a sfondare. C’è una spiegazione? A Torino, per esempio, c’è stata la grande sorpresa del M5S, e in tante altre piazze i grillini sono andati molto bene, mentre a Milano c’è stato un duello tra Sala e Parisi. La spiegazione secondo me è semplice: Milano è una città internazionale, una città dove si lavora, una città con un commercio molto intenso e un’industria molto forte, si vive bene, c’è ricchezza, lavoro, fermento. Non comandano i partiti politici, comandano cittadini, imprenditori e commercianti e la gestione della città è sempre stata comunque abbastanza buona da parte dei partiti sia di centro destra sia di centro sinistra. In questo caso abbiamo di fronte due grandi candidati e non c’è stato spazio per la lamentela e per il voto di protesta. Dove ci sono rilevanti problemi sociali, di lavoro, di integrazione, di disoccupazione soprattutto giovanile, il terreno è più fertile per la protesta, come accade anche in Liguria, dove la disoccupazione giovanile è alle stelle e la regione ha il più alto indice di disoccupazione di tutto il centro Nord, con dati paragonabili al Sud Italia. In realtà simili potrebbe esserci spazio per un Movimento Cinque Stelle, che viene visto come un partito diverso, molto onesto, portatore di idee nuove. La prima generazione tende a scendere nelle performance elettorali, ma la seconda generazione dei Cinque Stelle può davvero fare un salto in avanti.

Cosa aspettarsi per le Comunali 2017 a Genova?

È molto difficile immaginare cosa accadrà alle amministrative genovesi del 2017. Secondo me in questa città manca la classe imprenditoriale, manca la classe politica, manca chi ha voglia di fare politica. Io ci ho messo la faccia, perché in molti me lo hanno chiesto, ma quando a mia volta l’ho chiesto ad altre 50 persone nessuno si è dato disponibile. Si tende a restare sugli stessi nomi. È una politica molto vecchia: basta guardare come ci siano sempre gli stessi personaggi, che girano da tempo: anche per il 2017 è presumibile che l’unica “novità” sarà rappresentata dai Cinque Stelle, che hanno quindi qualche chance di riuscire a conquistare Genova. Naturalmente un dato importante per le elezioni dell’anno prossimo sarà anche ciò che accadrà nel partito democratico e nel centro destra a partire dall’autunno.

Il futuro del centro sinistra e del centro destra

Il Partito Democratico con il Referendum previsto per il prossimo autunno potrebbe conoscere una scissione; comunque, nei prossimi giorni, penso che la parte più a sinistra del PD contesterà a Renzi, non in qualità di Presidente del Consiglio ma come Segretario del partito, questo insuccesso elettorale e si aprirà una spaccatura molto forte dentro al partito democratico e al centro sinistra.
Dall’altra parte, Lega e Fratelli d’Italia non perdoneranno a Berlusconi le scelte relative alle elezioni di Roma e si aprirà una rottura forte anche nel centro destra.
Come si ricomporranno i partiti da qui a novembre con il referendum costituzionale in mezzo? È molto difficile da dirsi e lo scopriremo giorno per giorno. Ci vorrebbero politici con una mentalità elastica, disponibili ad adattarsi, mentre i politici sono invece ormai dei “paracarri”, sono ingessati, bloccati sulle loro rendite di posizione, impegnati a cercare chi li candiderà al prossimo giro. Questa è la tristezza che io vivo quotidianamente al Senato.

Per questo sono così felice di fare politica da solo: perché sono libero di pensare e libero di parlare sempre e comunque e solo in favore di Genova e della Liguria.

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