Ship2shore: Concessioni portuali, rischio di infrazioni europee

Il parere pro veritate sulla materia chiesto dal senatore Rossi configura anche il pericolo di danni erariali per le AP e di indebito arricchimento per i terminalisti

Tema alla ribalta da mesi e oggetto di annunci ministeriali a proposito di un prossimo regolamento in materia, il dibattito sulle modalità di regolazione delle concessioni portuali si arricchisce ora di un parerepro veritate prodotto da Isabella Loiodice, ordinaria all’Università di Bari, e Federico Mazzella, entrambi professionisti in forza allo Studio legale Loiodice&partners.

A chiederlo è stato il senatore di Liguria Civica Maurizio Rossi, da mesi impegnato sul tema in qualità di membro dell’ottava Commissione della camera alta, che ha voluto sottoporlo al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, accompagnandolo ad una lettera di sintesi e presentazione.

“Ritengo indispensabile che i porti, in vista delle scadenze delle concessioni, accorpamenti, cambio delle governance, debbano ridisegnare il proprio futuro, decidere a cosa destinare ogni banchina e spazio portuale, pensando non a fotografare l’esistente per riproporlo per i prossimi 30/60 anni, ma creando una nuova vision che abbia come obiettivo uno sviluppo sino ad oggi insoddisfacente e al di sotto delle aspettative” ha spiegato Rossi, timoroso che “concedere o rinnovare le concessioni di banchine o altre aree portuali per durate decennali finirebbe anche col precludere ogni spazio di manovra per eventuali riforme normative”.

Secondo i legali firmatari del parere l’attuale sistema concessorio presenta gravi criticità, che peraltro, stando alla bozza finora circolata, sembrerebbero destinate a permanere anche una volta varato il summenzionato regolamento, atteso da oltre 20 anni in base al dettato della Legge 84 del 1994.

“Attualmente le concessioni sono state affidate con procedure che non rispettano quanto stabilito da normative e principi del trattato comunitario in punto di evidenza pubblica, in particolar modo sono state precedute da forme di pubblicità non congrue, inadeguate e troppo brevi” ha sintetizzato il senatore, paventando l’apertura di procedure di infrazione da parte della Commissione Europea dal momento che “le concessioni e i rinnovi debbono conformarsi alla normativa europea e, in particolare, la durata del canone e della concessione debbono trovare specifica e puntuale giustificazione nel progetto presentato dal concessionario, negli investimenti nei quali questi si è impegnato e nella misura del canone imposto”.

Ma a rischiare problemi di natura giuridica, oltre allo Stato italiano, sarebbero secondo i legali consultati da Rossi anche le Autorità Portuali e i concessionari. Essendo l’adeguatezza del canone e della durata della concessione una responsabilità degli enti, in caso di “canoni troppo bassi” potrebbe per essi configurarsi la fattispecie del “danno erariale”. E per la stessa ragione o per aver ottenuto concessioni “senza adeguate garanzie di investimento” ai terminalisti potrebbe essere addebitato “l’indebito arricchimento”.

Prima dell’invito alla lettura delle circostanziate congetture giuridiche, Rossi ha concluso la missiva al Ministro ricordando come “l’obbligo di gara riguardi sia un affidamento originario della concessione che il suo rinnovo, ma anche un eventuale sub ingresso di un nuovo concessionario al precedente, nonché l’eventuale modificazione sotto il profilo soggettivo del concessionario”.