di Maurizio Rossi

In questi giorni, sul Corriere della Sera è uscito un articolo che informa come la Commissione per la concorrenza europea stia esaminando con particolare attenzione dossier italiani. Tra tutti, spiccano per quanto mi concerne due battaglie che combatto da tempo: porti e Rai.

Sono certamente stato il primo questa estate a denunciare le assurde richieste di rinnovi anticipati per terminal per oltre svariati decenni. La corsa sfrenata di terminalisti e presidenti di Autorità portuali per anticipare l’uscita del regolamento tanto annunciato da Delrio. Dopo le offese di alcuni terminalisti, che considerano le concessioni demaniali “cosa loro”, ho richiesto un parere pro veritate ad un noto studio legale, per spiegare ai soggetti in campo pubblici e privati i rischi verso cui stavano esponendosi.

Nessuna risposta, se non, mentre il regolamento promesso dal Ministro Delrio non arriva,rinnovi di banchine a Savona, Spezia, Trieste e forse da altre parti, senza passare da gara, senza adeguati investimenti garantiti da fideiussioni e cronoprogramma precisi. Peraltro, spesso a fianco degli investimenti privati si accompagnano investimenti pubblici.

Altro tema che combatto da tempo è la mancanza di gara per la concessione del Servizio Pubblico televisivo, che oggi è dato a Rai e che scade a maggio 2016. Nel ddl Rai appena approvato viene già dato per scontato che verrà riaffidato a Rai senza valutare se ci siano soggetti in grado di fornire il servizio pubblico tutto o parte di esso a costo inferiore a quello dell’attuale concessionario. I vantaggi tanto per essere chiari potrebbero essere un miglior servizio ad un costo inferiore per i cittadini e la determinazione una volta per tutte di cosa sia definibile servizio pubblico radiotelevisivo.

Anche su queste mie denunce, che ho portato in aula affermando che “l’Italia rischia un’infrazione europea”, sono stato preso per un visionario.

Non so per quale ragione si continui a pensare nel nostro Paese che le regole dure non vadano rispettate, ma mi sono ormai convinto che da noi è impossibile far valere qualsiasi diritto e che le lobby sono troppo più forti del diritto stesso.

Le battaglie si devono combattere in Europa. E chissà che non si debbano neanche combattere, ma che direttamente da Bruxelles vedano le storpiature del nostro sistema, che ritengo abbia nel sistema concessorio il più grande cancro del Paese.

Lo specchietto pubblicato dal Corriere è esemplificativo di quanti siano i dubbi sui dossier aperti. Personalmente sono lieto che ci siano i due di cui sono stato il precursore: Porti e Rai. Ma non mi dispiace leggere che sotto la lente di ingrandimento ci siano anche le Autostrade, gli aeroporti e le ferrovie.

Gli struzzi che non volevano vedere né ascoltare sono avvertiti: meglio tirare fuori la testa dalla sabbia e guardare la realtà dei fatti ed accettare di mettersi in gioco con gare europee che possono solo dare maggiori garanzie ai cittadini che chi avrà concessioni le avrà perché se le merita e nell’interesse primario dello sviluppo dei territori, dell’occupazione e dei cittadini.